Due calciatrici iraniane che sono rimaste in Australia dopo aver richiesto asilo hanno espresso gratitudine per la protezione ricevuta, affermando che il paese ha dato loro speranza per un futuro sicuro in cui poter continuare a competere.

Fatemeh Pasandideh e Atefeh Ramezanisadeh facevano parte di sette membri della delegazione iraniana di calcio femminile che inizialmente hanno richiesto protezione umanitaria durante la AFC Women's Asian Cup a marzo. La squadra è stata oggetto di intense critiche dopo aver rifiutato di cantare l'inno nazionale iraniano prima della loro partita inaugurale contro la Corea del Sud, pochi giorni dopo l'inizio del conflitto in Medio Oriente a seguito dei raid statunitensi-israeliani sull'Iran.

La compassione e il sostegno che ci sono stati mostrati durante questo momento difficile ci hanno dato speranza per un futuro in cui possiamo vivere e competere in sicurezza

Dichiarazione congiunta di Pasandideh e Ramezanisadeh

Il silenzio delle giocatrici durante l'inno ha scatenato aspre critiche dai media statali iraniani, con un presentatore televisivo che le ha definite 'traditrici' meritevoli di punizione. Le preoccupazioni per la loro sicurezza sono aumentate dopo che la squadra è stata trasferita da Gold Coast a Brisbane sotto la protezione della Polizia Federale Australiana.

Sebbene inizialmente tutti e sette i membri della delegazione abbiano ricevuto visti umanitari, cinque di loro hanno poi cambiato idea e sono tornati in Iran. Attivisti per i diritti umani hanno suggerito che queste donne potrebbero aver subito pressioni attraverso minacce ai loro familiari, con segnalazioni di genitori convocati per interrogatori da parte delle autorità iraniane.

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🇬🇧United Kingdom
BBC
Analitico

La BBC inquadra questa storia come un caso di diritti umani con una copertura equilibrata sia della gratitudine delle richiedenti asilo che della contro-narrazione dei funzionari iraniani. Il loro reportage sottolinea gli aspetti umanitari, notando al contempo le tensioni diplomatiche, riflettendo il tradizionale ruolo della Gran Bretagna come mediatore nelle dispute internazionali e il suo impegno nella protezione dei rifugiati.