L'Ecuador imporrà dazi del 100% sulle importazioni provenienti dalla Colombia a partire dal 1° maggio, raddoppiando il tasso precedente in una guerra commerciale in escalation tra i due paesi sudamericani confinanti.
Il governo del presidente Daniel Noboa ha giustificato l'aumento dei dazi accusando la Colombia di non aver attuato misure adeguate di sicurezza di confine contro il traffico di droga lungo i 600 chilometri di frontiera condivisa.
Dopo aver rilevato la mancanza di attuazione di misure concrete ed efficaci in materia di sicurezza di confine da parte della Colombia, l'Ecuador è obbligato ad adottare azioni sovrane
Ministero della Produzione dell'Ecuador — Al Jazeera
L'annuncio rappresenta l'ultima escalation in una disputa di mesi tra il conservatore Noboa e il suo omologo colombiano di sinistra Gustavo Petro. L'Ecuador aveva imposto dazi del 30% a gennaio, li aveva portati al 50% a marzo e ora li ha raddoppiati nuovamente.
L'Ecuador sostiene di dover investire circa 400 milioni di dollari in sicurezza di confine aggiuntiva per combattere i gruppi criminali organizzati che operano nella regione di frontiera, tra cui trafficanti di droga, minatori illegali e trafficanti di esseri umani. Il governo inquadra i dazi come una misura di "sicurezza" per costringere la Colombia a una maggiore collaborazione.
Al Jazeera inquadra la vicenda come uno scontro ideologico tra il conservatore Noboa e il progressista Petro, sottolineando le implicazioni regionali per gli accordi commerciali. La copertura evidenzia come la disputa minacci decenni di sforzi di integrazione regionale, riflettendo l'interesse del Qatar per la cooperazione Sud-Sud e i quadri commerciali multilaterali.
The Straits Times si concentra sugli aspetti economici e commerciali, enfatizzando dati concreti e impatti di mercato rispetto alla retorica politica. La sua prospettiva rispecchia quella di Singapore, una nazione dipendente dal commercio preoccupata per la stabilità economica regionale e le conseguenze pratiche delle misure protezionistiche.
La Nación sottolinea la crisi diplomatica e le preoccupazioni per la sicurezza regionale, in particolare la controversia su Jorge Glas e i problemi legati al traffico di droga al confine. Come nazione centroamericana che affronta sfide simili, l'outlet costaricano inquadra la vicenda attraverso la lente della cooperazione regionale in materia di sicurezza e delle dispute sulla sovranità.
Il presidente colombiano Petro ha risposto nel giro di poche ore sui social media, dichiarando che l'aumento dei dazi avrebbe di fatto posto fine al Patto Andino, un accordo commerciale regionale risalente agli anni '60.
Questa è semplicemente una mostruosità, ma segna la fine del Patto Andino per la Colombia. Non abbiamo più affari lì
Gustavo Petro, presidente della Colombia — Al Jazeera
Petro ha invitato la Colombia a orientarsi verso il Mercosur, il blocco commerciale guidato da Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia, rafforzando al contempo i legami con i paesi caraibici e dell'America Centrale.
Il conflitto commerciale ha già interrotto gli scambi bilaterali e la cooperazione energetica. La Colombia ha imposto dazi reciproci del 50% sui prodotti ecuadoriani e ha interrotto le vendite di energia all'Ecuador, una esportazione critica durante i periodi di siccità quando la capacità idroelettrica dell'Ecuador diminuisce.
La crisi diplomatica si è aggravata questa settimana quando l'Ecuador ha richiamato il suo ambasciatore da Bogotà dopo che Petro aveva definito l'ex vicepresidente ecuadoriano Jorge Glas come un "prigioniero politico". Glas, che ha la doppia cittadinanza colombiana ed ecuadoriana, sta scontando una condanna a 13 anni per accuse di corruzione.
L'Ecuador importa quantità significative di medicinali e pesticidi dalla Colombia, mentre la Colombia dipende dall'Ecuador per alcuni prodotti agricoli e come rotta di transito per le esportazioni di petrolio. I dazi in aumento minacciano di ridefinire i modelli commerciali regionali mentre entrambi i paesi cercano partner alternativi.
La ministra degli Esteri ecuadoriana Gabriela Sommerfeld ha annunciato che i negoziati diplomatici volti a risolvere la disputa sui dazi sono stati sospesi "fino a trovare l'ambiente appropriato" per le trattative.