Le rivali camere legislative della Libia, quella orientale con sede a Bengasi e quella occidentale con sede a Tripoli, hanno approvato sabato un bilancio statale unificato del valore di 190 miliardi di dinari libici (38 miliardi di dollari), ponendo fine a oltre un decennio di divisione finanziaria che ha afflitto la ricca di petrolio nazione nordafricana.

La Banca Centrale della Libia ha confermato l'accordo storico tra la Camera dei Rappresentanti con sede a Bengasi e il Consiglio di Stato Supremo di Tripoli, istituzioni che si sono contese l'autorità sin dalla guerra civile del 2014, che ha spaccato il paese in amministrazioni rivali.

Questa è una chiara dichiarazione del fatto che la Libia è in grado di superare le proprie divergenze quando si forgia una visione unificata per il suo futuro

Naji Issa, Governatore della Banca Centrale — Al Jazeera

La cerimonia di firma si è svolta presso la sede della banca centrale a Tripoli, dove i rappresentanti Issa Al-Arebi della Camera dei Rappresentanti orientale e Abdul Jalil Al-Shawish del Consiglio di Stato Supremo occidentale hanno formalizzato l'accordo. L'ultimo bilancio nazionale unificato della Libia era stato approvato nel 2013, prima che la guerra civile frammentasse le istituzioni del paese.

In base all'accordo, il Governo di Unità Nazionale riconosciuto a livello internazionale con sede a Tripoli gestirà salari, spese operative e sussidi. Un comitato congiunto supervisionerà le priorità dei progetti di sviluppo sotto la supervisione della banca centrale. Il bilancio destina 12 miliardi di dinari specificamente alla National Oil Corporation, la compagnia energetica statale libica.

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Al Jazeera inquadra l'accordo sul bilancio come un raro momento di cooperazione, sottolineando al contempo l'importanza strategica continua della Libia nei mercati energetici globali. L'emittente contestualizza lo sviluppo all'interno di tensioni geopolitiche più ampie, evidenziando in particolare come le esportazioni di petrolio della Libia abbiano guadagnato rilevanza alla luce delle interruzioni in Medio Oriente e della crisi dello Stretto di Hormuz.