Le elezioni presidenziali in Perù sono precipitate nel caos domenica a causa di fallimenti logistici che hanno impedito a 63.300 elettori di votare, costringendo le autorità a estendere il voto a lunedì e ritardando i risultati in una competizione già molto serrata tra 35 candidati.
L’Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali (ONPE) ha segnalato che 211 seggi elettorali, distribuiti in 15 centri di voto a Lima, non hanno potuto aprire perché la società Servicios Generales Galaga non ha consegnato in tempo schede elettorali, attrezzature informatiche e altri materiali essenziali. Alcuni seggi nella capitale hanno aperto con fino a cinque ore di ritardo, creando lunghe code e diffusa frustrazione, soprattutto nei distretti meridionali di Lima come San Juan de Miraflores, Lurín e Pachacámac.
Chiediamo scusa per i problemi logistici presentati, da parte dell’Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali
Piero Corvetto, presidente dell’ONPE — RPP
La Giuria Nazionale delle Elezioni ha ordinato che i seggi interessati restino aperti lunedì dalle 7:00 alle 18:00 ora locale, insieme ad altri centri di voto aggiuntivi a Orlando (Florida) e Paterson (New Jersey) per i peruviani all’estero. La decisione implica che i risultati ufficiali non saranno disponibili prima di martedì, alimentando preoccupazioni sulla trasparenza in un Paese che negli ultimi dieci anni ha visto avvicendarsi nove presidenti.
I sondaggi post-voto, pubblicati dopo la scadenza originale, mostrano la candidata conservatrice Keiko Fujimori in testa con circa il 16,5% dei voti, seguita da una lotta serrata a quattro per il cruciale secondo posto che garantirà l’accesso al ballottaggio. Secondo Ipsos, il candidato di sinistra Roberto Sánchez si attesta al 12,1%, Ricardo Belmont al 11,8%, il ultraconservatore Rafael López Aliaga all’11% e il centrista Jorge Nieto al 10,7% — tutti entro il margine di errore.