La giornalista statunitense Shelly Kittleson è stata liberata martedì dalla milizia irachena sostenuta dall’Iran Kataib Hezbollah, ponendo fine a una settimana di rapimento che ha evidenziato le pericolose condizioni in cui operano i giornalisti stranieri in Iraq.

La freelance di 49 anni era stata rapita il 31 marzo da un angolo di strada a Baghdad in pieno giorno, con le telecamere di sicurezza che mostravano due uomini costringerla a salire su un veicolo. Le forze di sicurezza irachene hanno inseguito i rapitori, portando al ribaltamento di un’auto e all’arresto di un sospetto, anche se Kittleson è stata trasferita in un secondo veicolo che è riuscito a fuggire.

In riconoscimento delle posizioni nazionali dell’uscente primo ministro, abbiamo deciso di rilasciare la cittadina americana Shelly Kittleson

Abu Mujahid al-Assaf, responsabile della sicurezza di Kataib Hezbollah

La milizia ha imposto una condizione rigorosa per il suo rilascio: Kittleson avrebbe dovuto lasciare immediatamente l’Iraq. Il gruppo ha avvertito che questo gesto non sarebbe stato ripetuto, citando quella che definisce una guerra in corso contro l’Islam da parte del "nemico sionista-americano".

I funzionari iracheni hanno confermato il suo rilascio martedì pomeriggio, anche se la sua esatta posizione rimaneva incerta. La liberazione è avvenuta dopo intensi negoziati che hanno coinvolto il governo iracheno e influenti leader sciiti che hanno fatto pressione sul gruppo miliziano.

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BBC
Analitico

La BBC inquadra la vicenda come una storia di successo diplomatico, sottolineando il ruolo delle "posizioni nazionali" del primo ministro iracheno al-Sudani nel garantire il rilascio. La loro copertura evidenzia il modello più ampio di minacce contro i giornalisti stranieri, mantenendo un linguaggio misurato sulle motivazioni della milizia e sulle tensioni regionali.