Il presidente Donald Trump ha dichiarato lunedì di non essere "affatto" preoccupato per la possibilità di commettere crimini di guerra qualora dovesse portare avanti le minacce di bombardare ponti e centrali elettriche iraniane, mentre si avvicina la scadenza di martedì sera per l’Iran di riaprire lo Stretto di Hormuz.

Le ampie minacce di Trump di distruggere infrastrutture civili hanno attirato aspre critiche da parte di esperti legali, funzionari dell’ONU e democratici del Congresso, che sostengono che tali attacchi violerebbero il diritto umanitario internazionale. Il presidente ha avvertito che l’Iran non avrà "più ponti" e "più centrali elettriche" se non soddisferà il suo ultimatum.

Quello che Trump sta dicendo è: 'Non ci importa della precisione, non ci importa dell’impatto sui civili, stiamo solo per eliminare tutta la capacità di generazione elettrica iraniana'

Rachel VanLandingham, professoressa di diritto alla Southwestern Law School — France 24

L’ultima scadenza rappresenta il culmine di settimane di minacce crescenti e tempistiche mutevoli. Trump aveva inizialmente fissato una scadenza per il 23 marzo, poi l’ha posticipata più volte mentre le trattative sembravano promettere bene, per poi arenarsi definitivamente.

Esperti di diritto internazionale avvertono che colpire centrali elettriche e ponti potrebbe costituire crimini di guerra se gli attacchi fossero sproporzionati o non minimizzassero le vittime civili. Ospedali, impianti di trattamento delle acque e altri servizi essenziali dipendono dall’infrastruttura elettrica, rendendo le centrali elettriche obiettivi particolarmente sensibili secondo le leggi di guerra.

◈ Come il mondo vede questa notizia4 prospettive
Diviso · Critico / Analitico2 Critico2 Analitico
🇫🇷France
France 24
Critico

France 24 sottolinea le preoccupazioni legali e umanitarie legate alle minacce di Trump, dando ampio spazio ad analisi di esperti che inquadrano gli attacchi proposti come potenziali crimini di guerra. La copertura dell’emittente riflette lo scetticismo europeo verso azioni militari unilaterali statunitensi e la preoccupazione per le norme giuridiche internazionali.

🇮🇳India
The Hindu
Analitico

The Hindu analizza il pattern delle scadenze mutevoli di Trump e delle sue tattiche negoziali, offrendo una visione più analitica del processo diplomatico. In qualità di grande importatore di petrolio potenzialmente colpito dalle interruzioni nello Stretto di Hormuz, la copertura dell’India sottolinea la natura ciclica delle minacce e dei rinvii piuttosto che prendere posizione.

🇸🇦Saudi Arabia
apnews.com
Analitico

I media sauditi inquadrano la crisi dal punto di vista della sicurezza energetica regionale, sottolineando il rifiuto iraniano delle proposte di cessate il fuoco e l’imminente scadenza per la riapertura dello Stretto di Hormuz, una rotta commerciale vitale per le esportazioni petrolifere saudite. La copertura riflette la posizione complessa di Riyadh, che vuole contenere l’influenza iraniana ma evitare una guerra regionale più ampia che potrebbe devastare le economie e le infrastrutture del Golfo.

🇹🇷Turkey
theguardian.com
Critico

I media turchi sottolineano la crisi istituzionale e giuridica all’interno dell’esercito statunitense, concentrandosi su come le minacce di Trump pongano gli ufficiali americani in una posizione impossibile tra l’obbedire agli ordini e commettere crimini di guerra. Questo inquadramento riflette la preoccupazione più ampia della Turchia per l’unilateralismo americano che mina il diritto internazionale e la coesione della NATO, soprattutto mentre Ankara cerca di mantenere la propria influenza regionale bilanciando i rapporti con Washington e Teheran.

Interpretazione AI
Le prospettive sono sintetizzate dall'IA a partire da articoli reali identificati nelle nostre fonti. Ogni testata e paese corrisponde a una fonte reale usata nell'analisi di questa notizia.

Anche se un’infrastruttura civile specifica potesse essere considerata un obiettivo militare, un attacco sarebbe comunque vietato se comporta un rischio eccessivo di danni collaterali ai civili

Stephane Dujarric, portavoce del Segretario generale dell’ONU — France 24

La crisi ha già sconvolto i mercati energetici globali, con funzionari della Banca Centrale Europea che avvertono di dover potenzialmente aumentare i tassi di interesse se il conflitto dovesse protrarsi. L’Iraq ha subito il calo più consistente dei ricavi petroliferi tra i paesi del Golfo a causa della chiusura effettiva dello Stretto di Hormuz.

Nel frattempo, rapporti di intelligence suggeriscono che il nuovo leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei sia incosciente e in cura medica a Qom, il che potrebbe complicare il processo decisionale di Teheran mentre si avvicina la scadenza. Il presidente iraniano Hassan Rouhani ha dichiarato lunedì che 14 milioni di iraniani si sono offerti volontari per sacrificare la propria vita nel conflitto.

Lo stallo sta mettendo a dura prova gli sforzi diplomatici, con il Pakistan che funge da mediatore chiave tra Washington e Teheran. L’ambasciatore iraniano in Pakistan ha descritto le trattative come prossime a una "fase critica", nonostante Teheran abbia respinto l’ultima proposta di cessate il fuoco.

Rimane incerto se Trump porterà avanti le sue minacce più estreme o se la scadenza di martedì si aggiungerà alla lista dei precedenti rinvii mentre le trattative continuano a porte chiuse.