La polizia metropolitana di Londra ha arrestato 523 persone durante una manifestazione a favore della Palestina in piazza Trafalgar Square sabato, fermando manifestanti di età compresa tra i 18 e gli 87 anni che mostravano sostegno al gruppo bandito Palestine Action.
Gli agenti hanno portato via gli attivisti tra applausi e acclamazioni degli altri dimostranti durante la protesta seduta. Gli arresti sono avvenuti perché i manifestanti esponevano cartelli a sostegno di Palestine Action, rendendoli passibili di fermo ai sensi della legislazione antiterrorismo che criminalizza l’appartenenza o il sostegno all’organizzazione.
Palestine Action è stata inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche nel luglio 2025 dopo che i suoi membri avevano fatto irruzione in una base della Royal Air Force danneggiando velivoli militari utilizzati per trasportare armi verso Israele. La designazione prevede pene fino a 14 anni di carcere per appartenenza o sostegno.
La manifestazione ha segnato la prima grande protesta dopo che, nel febbraio 2025, l’Alta Corte di Londra aveva stabilito che il bando era illegittimo e interferiva con il diritto alla libertà di parola. Nonostante questa sentenza, il governo ha ottenuto il permesso di appellarsi alla decisione, mantenendo il divieto in vigore durante il processo legale.
È davvero importante continuare a far sentire la nostra voce. È importante che tutti noi continuiamo a opporci al genocidio... Il governo può cambiare idea nei suoi argomenti legali, ma la morale di queste persone (qui) non cambia
Freya, 28 anni, responsabile organizzazione ambientalista — NDTV
La polizia metropolitana aveva sospeso gli arresti dopo la sentenza dell’Alta Corte, ma a fine marzo ha annunciato che avrebbe ripreso i fermi finché il bando rimane legalmente in vigore. La polizia ha descritto la situazione come "estremamente difficile" a causa delle circostanze legali contrastanti.
Da quando è stato imposto il bando a Palestine Action, sono stati effettuati quasi 3.000 arresti, principalmente per il semplice fatto di esporre cartelli a difesa del gruppo. Centinaia di persone sono ora sotto processo, anche se un giudice ha sospeso tutti i processi in attesa di una revisione generale prevista per il 30 luglio.
Sono un sostenitore di queste persone straordinarie. Se il processo giudiziario fosse definitivo, non ci sarebbe bisogno di tutto questo
Denis MacDermot, 73 anni, manifestante di Edimburgo — NDTV
Tra gli arrestati c’era anche Robert Del Naja, frontman del gruppo hip-hop Massive Attack, che teneva un semplice cartello di sostegno a Palestine Action. Gli arresti hanno scatenato le critiche degli organizzatori della protesta Defend Our Juries, che hanno accusato la polizia di aver effettuato fermi illegittimi nonostante la sentenza dell’Alta Corte.
Palestine Action, fondata nel 2020, dichiara come obiettivo la fine della "partecipazione globale al regime genocida e di apartheid di Israele". Il gruppo ha preso di mira strutture legate alla produzione di armi e al supporto militare per Israele, portando al suo inserimento accanto a Hamas e Hezbollah nella lista nera del terrorismo del Regno Unito.
L’incertezza legale che circonda il bando ha creato un contesto di applicazione della legge complesso. Mentre la polizia di Londra ha proceduto con gli arresti, le autorità di altre città come Truro hanno scelto di non intervenire durante le manifestazioni di solidarietà, evidenziando un’applicazione incoerente del divieto contestato.
France 24 presenta la vicenda come una questione di ordine pubblico, sottolineando la portata numerica degli arresti e le procedure legali. L’emittente mantiene una distanza giornalistica dal conflitto israelo-palestinese, riflettendo l’equilibrio diplomatico tradizionale della Francia nelle questioni mediorientali.
NDTV offre ampie citazioni dei manifestanti e sottolinea le implicazioni sulla libertà di parola, riflettendo la posizione complessa dell’India, che bilancia la solidarietà storica con la Palestina con la crescente cooperazione in materia di sicurezza con Israele. L’emittente inquadra la vicenda come una questione di diritti civili piuttosto che prendere posizione sul conflitto sottostante.
I media tedeschi sottolineano la natura sproporzionata del bando e la prosecuzione degli arresti nonostante le sentenze dei tribunali, riflettendo la sensibilità tedesca alle restrizioni delle libertà democratiche. Questo approccio si allinea all’impegno post-bellico della Germania nella tutela delle libertà civili, mentre naviga tra le complesse relazioni con Israele e i diritti dei palestinesi.